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17/04/12

Solare in Italia. A che punto siamo?





330mila impianti e circa il 6% dell'energia totale dell'intero paese. Sono i dati che si riferisco all'uso dell'energia solare in Italia. E secondo alcuni rapporti, il nostro paese sembrerebbe essere secondo sola alla Germania e quindi avvicinarsi a quelli che erano gli obiettivi stabiliti dal protocollo di Kyoto per quanto riguarda le emissioni dei gas-serra.

E' dal 2010 che in Italia sta prendendo piede sempre più la questione del fotovoltaico è iniziata a diventare cruciale, portando numerose aziende, infrastrutture, ma anche semplici cittadini ad utilizzare la propria abitazione come fonte produttrice di energia. I costi di tale operazione sin dall'inizio hanno subito una riduzione grazie soprattutto agli incentivi statali. Ma anche questi nei prossimi anni potrebbe scomparire del tutto. Infatti l'espansione delle strutture solari ha portato ad una conseguente diminuzione del prezzo stesso. Addirittura si pensa che tra qualche anno saranno totalmente economici in modo da poter essere accessibili a tutti.

I dati sono stati raccolti e analizzati dal Kyoto Club, un'organizzazione no-profit che dal 1999 si occupa appunti di capire quanto ci si stia allontanando o avvicinando agli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Ciò viene fatto anche attraverso la promozione, sensibilizzazione e formazione sull'utilizzo delle rinnovabili e della mobilità sostenibile.
Dati sicuramente confortanti, considerando che tutto questo ha comportato un aumento del 25% di energia solare che copre il fabbisogno energetico domestico sul solo territorio italiano, ma i benefici si sono avuti a che su scala mondiale. Questo sta portando inoltre alla creazione di numerose aziende che operano appositamente nel settore della produzione di energia solare e che hanno dato vita a dei veri e proprio distretti industriali verdi.

15/04/12

Eolico e Regno Unito




Mentre nel mondo si cerca di promuovere e utilizzare il più possibile le energie rinnovabili, un paese cerca invece di fermare questo sviluppo. Il paese in questione, tra i più influenti al mondo, è il Regno Unito, che da qualche tempo ha avviato una campagna quasi al contrario per quanto riguarda le rinnovabili, in particolare dell'eolico o wind farm.

L'iniziativa è partita proprio dal governo britannico, che ha lanciato la proposta per l'abolizione delle turbine eoliche, considerate troppo costose per la popolazione soprattutto in questi tempi di crisi. Quindi il provvedimento dovrebbe essere diretto a diminuire i costi dei finanziamenti alle turbine, che fino ad ora secondo molti, non avrebbe prodotto i risultati sperati. Ciò a causa soprattutto delle poco favorevoli posizioni che non permettevano una buona produzione di energia. Ovviamente questo provvedimento ha suscitato numerose polemiche nel Regno Unito, soprattutto di coloro contrari al provvedimento.

All'interno di questo dibattito si è riusciti però a produrre qualcosa di buono. Infatti, se da un lato vengono ridotti i finanziamenti alle turbine eoliche, dall'altro si cerca di incentivare invece lo sviluppo delle microturbine eoliche. Queste fanno parte di quella nuova microgenerazione di nuove tecnologie per la produzione di energia, su cui si sta cercando di puntare. Ciò porterà con sé anche una nuova apertura per quanto riguarda il rilascio dei permessi urbanistici.
L'utilizzo di queste microturbine porterà ad un mercato molto più ampio, in quanto il loro utilizzo avviene su scala domestica e quindi facilmente attuabili e con costi un po' più contenuti da parte dei singoli cittadini.

12/04/12

L'utilità degli imballaggi




Qualche tempo fa si è svolta a Milano l'esposizione delle imprese di Ipack Ima, in cui sono state esposte alcune tra le più importanti novità nel settore degli imballaggi. Circa 1.300 espositori provenienti da 35 Paesi. Un evento che ha avuto successo sia tra visitatori e curiosi, sia tra le aziende interessate alle ultime novità del packaging. Ciò proprio proprio in un periodo in cui si sta di nuovo riproponendo il problema degli imballaggio e di come ridurre il loro impatto ambientale.

Imballare, impacchettare un qualsiasi oggetto, anche solo per un regalo, significa aumentare esponenzialmente l'impatto ambientale che i materiali posso avere. Senza dimenticare le vaste zone che vengono continuamente disboscate e che addirittura vengono acquisite dalle stesse società di packaging. Numerosi sono anche i casi in cui le aziende non hanno un occhio di riguardo per quanto riguarda la sostenibilità, registrando casi di sfruttamento del personale. Più aumenta la domanda di packaging, più aumenta il danno all'ambiente e non solo.

Sicuramente è una pratica di cui non si può fare a meno e con cui conviviamo tutti i giorni. Quindi bisogna ricorrere ai ripari e trasmettere questa nuova sensibilità nei confronti del packaging, è ciò che si vuole trasmettere.
Si vuole diffondere una nuova concezione di questo processo e dei materiali che vengono utilizzati. Infatti, ciò a cui si punta in particolare dopo l'esposizione dell'Ipack Ima, è quello di poter utilizzare i materiali del packaging in modo più utile per l'ambiente e per l'uomo stesso. Quindi più materiali riciclabili, almeno due su tre, e più materiali recuperabili. Tutto grazie all'aiuto di nuove macchine e soprattutto alle richieste che paesi, come quelli africani, chiedono da tempo per cercare di porre un freno agli enormi sprechi del packaging.

01/04/12

I cellulari? Ricicliamoli!




E' di uso comune, quando un telefono non lo si usa più, di lasciarlo nel cassetto oppure di buttarlo. Raramente si riporta indietro in un negozio. Questa purtroppo risulta essere una cattiva abitudine, per il riciclo dei materiali stessi e quindi anche per una questione di inquinamento ambientale.

Recenti ricerche hanno reso noto come solo l'1% dei telefonini in disuso viene riciclato, mentre tutto il resto viene gettato. Uno spreco questo che a lungo andare potrebbe far sentire i suoi effetti nel tempo.
A tal proposito è stata istituita un'associazione di industrie che negli ultimi tempi si sta specializzando in questo nuovo genere del riciclo. La Device Renewal Forum, questo il nome dell'associazione, ha spiegato che parti coma la fotocamera, il display e la batteria, se tenuti in buono condizioni, possono essere riciclate e continuate ad essere utilizzate. In tale modo anche il costo dei nuovi dispositivi potrebbe essere inferiore, addirittura del 50%. Per non parlare del risparmio, sia in termini di energia e sia sui materiali stessi. Una soluzione che si rivelerebbe utile in una zona, come quella europea, in cui vengono gettati circa 160 milioni di telefonini inutilizzabili.

Ma ancora tutto questo sembra essere in alto mare. Molte sono state le attività di sensibilizzazione su questa tematica, visto anche l'alto numero di cellulari che circolano al giorno d'oggi e che continuamente rinnoviamo. Soprattutto si punta sul motto "Il miglior riciclo è il riutilizzo". Ma le risposte sono ancora troppo poco.

21/03/12

WWF, caratteristiche e storia




Tra le tante associazioni che si occupano di ambiente, una tra le più importanti è sicuramente il WWF. Proviamo a tracciare una breve descrizione della sua funzione e della sua storia.

Il WWF, acronimo di World Wildlife Fund,ha una storia lunghissima, che inizia nel 1961 in Svizzera, dove tutt'ora mantiene la sua sede. Tra i fondatori del WWF va annoverato il principe Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisabetta II. Negli anni '80 è stato prima presidente della sede britannica e poi venne nominato presidente internazionale del WWF. Oggi, invece è presidente onorario. Sin dalla sua nascita si è posta quei valori guida che li caratterizza ancora oggi:
- salvaguardare la biodiversità;
- preservare le risorse naturali;
- ridurre inquinamento.
Il tutto indirizzato ad un futuro di armonia tra l'uomo e la natura.
I primi fondatori, negli anni '60, erano naturalisti esperti, zoologi, veterinari, ricercatori e biologi. Ciò ha conferito a dare alla loro azione un carattere di scientificità e di concretezza.
Il logo dell'associazione è facilmente riconoscibile nell'orso bianco e nero sullo sfondo bianco.

In Italia è presente WWF Italia dal 1966 e mantiene gli stessi principi dell'organizzazione originaria. In particolare in Italia, il WWF tende a concentrarsi su due ecoregioni fondamentali, le Alpi e il Mar Mediterraneo con programmi di salvaguardia e prevenzioni. Tutto questo viene portato all'interno delle scuole, con apposite attività per portare la cittadinanza, fin dalla scuola alla sensibilizzazione di tali tematiche.